È essenziale la prevenzione della salute mentale nei bambini nel contesto delle loro famiglie, il benessere emotivo dei bambini è direttamente legato al funzionamento dei loro caregivers e delle famiglie in cui vivono. Quando questi rapporti sono influenzati da abusi, minacce, negligenza cronica, queste esperienze sono psicologicamente dannose e rappresentano un importante fattore di rischio per il benessere del soggetto.

Al contrario, quando i rapporti si basano su un processo di sintonia, di supporto, di ascolto, possono realmente tamponare gli effetti negativi di altri fattori di stress. Pertanto, ridurre i fattori di stress che colpiscono i bambini richiede anche di affrontare le diverse sollecitazioni negative sui loro ambienti familiari.

Che cos’è il Childhood Trauma o Trauma dello sviluppo?

Bambini privi di protezione (sia fisica che emotiva) da parte dei genitori (neglect nella letteratura anglosassone) oppure maltrattati e abusati durante l’infanzia, soprattutto se tali azioni vengono messe in atto proprio da figure di attaccamento (FdA), andranno incontro ad esperienze traumatiche in quanto determinano per il bambino esperienze ripetute di minaccia soverchiante da cui è impossibile sottrarsi (Farina & Liotti, 2011). Quando al bambino, infatti, manca la indispensabile protezione dei genitori o delle altre FdA, oppure quando la loro presenza si trasforma da fonte di protezione a fonte di allarme e pericolo, si determina una situazione di paura senza sbocco e quindi di esperienza traumatica ripetuta (Main & Hesse, 1990). La paura senza sbocco determinata dall’interazione con un genitore gravemente trascurante, maltrattante, a sua volta dissociato o semplicemente spaventato impedisce al bambino di organizzare in maniera coerente i normali comportamenti di attaccamento (Liotti 1994/2005; Main & Hesse, 1990).

Alcuni studiosi hanno osservato che la disorganizzazione dell’attaccamento durante l’infanzia è sostenuta da processi patogenetici dissociativi e favorisce la comparsa di disturbi e sintomi della dimensione dissociativa, sia nel bambino che nell’adulto (Classen et al., 2006; Dutra et al., 2009; Liotti, 1992, 2004, 2009; Lyons-Ruth & Jacobvitz 2008;; Schore, 2009). Se le condizioni di minaccia interpersonale nelle relazioni di cura, indicate anche con i concetti di attaccamento traumatico, trauma complesso o più semplicemente di trauma relazionale precoce, si verificano in maniera ripetuta durante l’infanzia e l’adolescenza, determinano uno sviluppo traumatico e possono causare disturbi della dimensione dissociativa e un’ampia vulnerabilità psicopatologica e fisica (Carlson et al., 2009; Chu & Dill, 1990; Classen et al., 2006; Cloitre et al., 2011; Felitti, 2009; Lanius et al., 2010b; Liotti, 1994/2005; Schore, 2009).

Un attaccamento disorganizzato e il trauma relazionale precoce oltre a determinare la dimensione dissociativa, possono causare altre alterazioni dello sviluppo. Recenti studi epidemiologici danno la misura del problema legato allo sviluppo traumatico e alle sue conseguenze cliniche. Secondo i dati del Dipartimento della Salute degli Stati Uniti l 1,06% dei bambini negli USA subisce maltrattamenti e abusi; il 60% di essi è vittima di neglect, il 13% di maltrattamenti multipli, il 10% di abusi fisici e il 7% di abusi sessuali (Fairbank & Fairbank, 2009). In particolare i risultati di un studio prospettico indicano che il neglect e la violenza verbale durante l’infanzia sono le esperienze traumatiche maggiormente associate allo sviluppo di disturbi e sintomi dissociativi nell’adulto (Dutra et al., 2009).

Le variabili ambientali

 Quando si parla dell’influenza dell’ambiente familiare sul disagio dei minori, spesso, la prima osservazione che viene fatta è che nella stessa famiglia, con gli stessi genitori, vi sono figli con situazioni psicologiche molto diverse. Alcuni, ad esempio, possono andare incontro a gravi problematiche psicologiche, altri invece non accusano disturbi psichici eclatanti.

In realtà, senza lasciare mai da parte le componenti genetiche, le malattie ed i traumi fisici, l’ambiente in cui vive il bambino può subire delle variazioni, come tutti gli ambienti nei quali convivono gli esseri viventi. Può capitare allora che una condizione ambientale favorevole si trasformi in una sfavorevole e viceversa, non solo dopo mesi o anni, ma anche dopo pochi giorni od ore. Può capitare, inoltre, che il bambino con le stesse persone, ma in momenti diversi, si ritrovi ad instaurare delle relazioni interpersonali molto differenti.

Le variabili ambientali nelle quali il bambino cresce e vive possono dipendere:

  1. Dall’età dei genitori: I genitori non rimangono sempre uguali ma, nel tempo, modificano i loro atteggiamenti verso la vita, il lavoro, i minori. Quando si è più giovani si hanno più energie da spendere, si è meno emotivi, vi è una maggiore grinta ed impeto nell’affrontare ogni avvenimento, ma vi è anche meno pazienza e costanza.
  2. Dall’esperienza dei genitori: Tutti noi siamo il frutto dell’esperienza e apprendiamo anche dai nostri errori. Per tale motivo i nostri convincimenti, oltre che le nostre azioni, si modificano e si modellano, adattandosi. Una madre o un padre alla prima esperienza genitoriale non ha e non può avere le stesse qualità di un genitore che ha potuto usufruire di pregresse esperienze educative.
  3. Dalla composizione della famiglia e dalle qualità degli altri educatori: Le componenti ambientali, nello sviluppo della personalità, possono modularsi in modo diverso a seconda del numero e delle qualità delle persone incontrate sul suo cammino. Accanto ai genitori ruotano delle figure importanti: nonni, zii, cugini, vicini di casa, amici di famiglia, insegnanti. Ognuno di loro può dare un personale apporto positivo o negativo, sia nei confronti dei genitori stessi che dei loro figli. Queste presenze umane possono notevolmente modificarsi con il tempo, a causa dei trasferimenti, dei decessi, per un maggiore o minore impegno dedicato alla famiglia o al bambino, per la maggiore o minore disponibilità da parte dei genitori stessi di accogliere o rifiutare il loro apporto ed il loro intervento.
  4. Dalle particolari situazioni vissute dalla sua famiglia, ma anche dalla rete familiare ad essa collegata: Un lavoro che si acquista o si perde, una malattia che interviene, un lutto fortemente sofferto, un amore che si intensifica o si interrompe, un rapporto che si sfalda, gli avvenimenti della giornata, la stanchezza e lo stress in un determinato periodo, le frustrazioni o le gratificazioni, una notizia lieta, triste o drammatica, sono tutte condizioni che possono modificare lo stato d’animo della persona o delle persone che hanno cura del bambino, così da influenzare la relazione con questi in quel momento, ma anche nei periodi successivi. Cosicché, se queste condizioni permangono possono modificare in modo durevole l’ambiente di vita del minore, rendendolo più o meno favorevole al suo sviluppo.
  5. Dalla qualità, dalla quantità e dal tipo di lavoro o impegno extra-familiare: Il modo di vivere il lavoro e l’importanza che viene data agli apporti economici si può modificare con il tempo.
  6. Dal modo con il quale sono avvertiti e utilizzati i servizi sociali: I servizi sociali offerti alle famiglie e ai genitori cambiano nel tempo. Questi sono notevolmente aumentati negli ultimi anni. Insieme all’aumento dell’offerta è notevolmente aumentata la richiesta e quindi il valore che ad essi viene dato da parte delle famiglie. Attualmente sono visti come essenziali, non solo per permettere ad entrambi i genitori di lavorare e di “realizzarsi”, ma sono giudicati, spesso a torto, importanti per lo sviluppo dei minori in quanto dovrebbero apportare maggiori conoscenze e migliori capacità
  7. Dal modo con il quale sono vissute le relazioni personali con il neonato e poi con il bambino: I rapporti che si vengono a stabilire tra i genitori, familiari e bambino sono diversi in base a numerose variabili riguardanti, come abbiamo detto, il sesso, l’aspetto somatico, l’epoca d’insorgenza della gravidanza, le caratteristiche del parto che può essere più o meno facile, più o meno doloroso e traumatizzante. Queste relazioni sono, inoltre, molto influenzate dai primi comportamenti del neonato. Un bambino che nei primi giorni dopo la nascita appare durante il giorno sereno, si attacca al seno con facilità, prende abbondante latte e la notte dorme e fa dormire tranquillamente i suoi genitori, non vi è dubbio che ha molte più possibilità di essere giudicato e vissuto bene, rispetto ad un bambino che, per motivi vari, anche di tipo organico o genetico, non si alimenta regolarmente, strilla spesso e lascia insonni papà e mamma.

Credo fortemente nell’arte di saper viziare un bambino con calore affettivo, con risposte adeguate ai loro bisogni e soprattutto con amore incondizionato…parlo di “arte” perché se fatta bene crea degli essere umani meravigliosi!

 Lanius, Vermetten e Pain riassumono il tutto con questa frase:

 “Gli eventi traumatici nei primi anni di infanzia non vengono persi, ma piuttosto conservati per tutta la vita, come le impronte di un bambino nel cemento fresco. Il tempo non cura le ferite che avvengono in quei primi anni: le nasconde solamente. Le ferite non vengono perse, diventano parte del corpo”

 Riferimenti bibliografici

http://developingchild.harvard.edu/resources/serve-return-interaction-shapes-brain-circuitry/

Farina, B., & Liotti, G. (2011). Dimensione dissociativa e trauma dello sviluppo. Cognitivismo clinico, 8(1), 3-17.

Classen, C. C., Pain, C., Field, N. P., & Woods, P. (2006). Posttraumatic personality disorder: A reformulation of complex posttraumatic stress disorder and borderline personality disorder. Psychiatric Clinics, 29(1), 87-112.

Dutra, L., Bureau, J. F., Holmes, B., Lyubchik, A., & Lyons-Ruth, K. (2009). Quality of early care and childhood trauma: a prospective study of developmental pathways to dissociation. The Journal of nervous and mental disease, 197(6), 383.

Liotti, G. (1992). Disorganized/disoriented attachment in the etiology of the dissociative disorders. Dissociation:Progress in the Dissociative Disorders, 5(4),196-204.

Liotti, G. (2009). Attachment and dissociation. Dissociation and the dissociative disorders: DSM-V and beyond, 53-65.

Lyons-Ruth, K., & Jacobvitz, D. (2008). Attachment disorganization: Genetic factors, parenting contexts, and developmental transformation from infancy to adulthood. 666-697.

Schore, A. N. (2009). Attachment trauma and the developing right brain: Origins of pathological dissociation. Dissociation and the dissociative disorders: DSM-V and beyond, 107-141.

Chu, J. A., & Dill, D. L. (1990). Dissociative symptoms in relation to childhood physical and sexual abuse. The American Journal of Psychiatry, 147(7), 887-892.

Classen, C. C., Pain, C., Field, N. P., & Woods, P. (2006). Posttraumatic personality disorder: A reformulation of complex posttraumatic stress disorder and borderline personality disorder. Psychiatric Clinics, 29(1), 87-112.

Cloitre, M., Cohen, L. R., & Koenen, K. C. (2011). Treating survivors of childhood abuse: Psychotherapy for the interrupted life. New York: Guilford Press.

Felitti, V. J. (2009). Adverse childhood experiences and adult health. Academic Pediatrics, 9(3), 131-132.

Lanius, R. A., Vermetten, E., Loewenstein, R. J., Brand, B., Schmahl, C., Bremner, J. D., & Spiegel, D. (2010). Emotion modulation in PTSD: Clinical and neurobiological evidence for a dissociative subtype. American Journal of Psychiatry, 167(6), 640-647.

Fairbank, J. A., & Fairbank, D. W. (2009). Epidemiology of child traumatic stress. Current psychiatry reports, 11(4), 289-295.

Share.

About Author

Sono Dott.ssa in Psicologia Clinica. Ho conseguito recentemente la Laurea Magistrale in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università Europea di Roma. Ho svolto un tirocinio formativo pre-laurea triennale presso il consultorio familiare di Anguillara Sabazia (RM) e un tirocinio formativo pre-laurea magistrale presso il consultorio familiare di Bracciano (RM); attualmente sto svolgendo il tirocinio post-laurea magistrale presso l’Istituto per lo Studio delle Psicoterapie (ISP) di Roma. Al termine del tirocinio effettuerò l’esame di abilitazione alla professione e continuerò il mio percorso formativo specializzandomi in Psicoterapia.

Leave A Reply