L’influenza del rumore sulla salute e sullo stress nei centri commerciali.

Lo stress correlato al lavoro è al secondo posto tra i problemi di salute riconducibili a cause lavorative. Si calcola che lo stress sia la causa di più del 50% delle giornate lavorative perse coinvolgendo il 22% dei lavoratori.

Gli agenti stressanti o “stressors” possono essere molteplici e di varia natura. Tra questa moltitudine, si è scelto di focalizzare l’attenzione su alcuni fattori ambientali stressanti che possono aumentare i livelli di stress percepito per chi si trova a lavorare in un centro commerciale. Ci si occuperà, pertanto, di due fattori di rischio: l’udito ed il comfort acustico, che tratteremo in questo articolo; la vista e l’illuminazione, argomento dell’articolo successivo (http://www.anfos.it/sicurezza/stress-lavoro-correlato/).

L’udito ed il comfort acustico

Per comfort acustico si intende quella condizione psicofisica di benessere nella quale un soggetto non sia disturbato nella sua attività dalla presenza di altri suoni e non subisca danni all’apparato uditivo, provocati da una esposizione più o meno prolungata a fonti di rumore.

Con il termine “salute” secondo la definizione dell’OMS, si deve intendere uno stato di completo benessere psico-fisico e sociale e non semplicemente l’assenza di malattie. Un ambiente acustico sfavorevole costituisce, pertanto, una condizione di pregiudizio per una buona qualità della vita (http://www.ias-artiperlasalute.it/IAS%20Articoli6374.html?id_d=582).

All’interno di un centro commerciale le fonti di rumore maggiori possono derivare dal costante brusio dei clienti, ma anche dal volume elevato della musica all’interno dei singoli negozi.

Il risultato è una comunicazione verbale difficoltosa fra gli stessi operatori, ma anche fra operatori e clienti, con conseguente aumento del volume della voce e quindi del livello sonoro nel locale. La difficoltà di comunicazione causa errori di produzione, ostacola attività di routine, e provoca stress che si ripercuote, nella maggior parte dei casi, a livello fisico e psicologico.

Dal punto di vista fisico può provocare danni all’udito, problemi di equilibrio e senso di vertigine, senso di stordimento ed emicranie; dal punto di vista psicologico può causare irritabilità, stati di angoscia e alienazione, alterazioni del ciclo del sonno.

Inoltre, un’elevata esposizione al rumore produce la diminuzione della normale capacità lavorativa e soprattutto può contribuire all’aumento degli infortuni sul lavoro. Questo può accadere perché si ha una riduzione della percezione delle rotture meccaniche e dei segnali di allarme, oltre ad una diminuzione dell’attenzione dei lavoratori.

Nel caso di rumore continuo, come appunto la musica ad alto volume ed il brusio delle voci nel centro commerciale, il rischio per il lavoratore esposto a rumore è una combinazione fra livello di rumorosità e tempo di esposizione.

I requisiti acustici di un posto di lavoro dovrebbero prevedere una facile comunicazione verbale fra i dipendenti ed un livello sonoro contenuto, facilità di concentrazione e possibilità di parlare senza alzare la voce; il tutto per un minore stress a carico delle persone (http://docplayer.it/89738-Anpa-agenzia-nazionale-per-la-protezione-dell-ambiente-rassegna-degli-effetti-derivanti-dall-esposizione-al-rumore.html).

Conclusioni

Quanto detto, seppur brevemente, ci permette di rilevare come l’ambiente fisico necessiti di attenzione e di cura.

All’interno dell’ambiente lavorativo, come in questo caso nel centro commerciale, interagiscono fattori predisponenti di vario genere, che possono sovrapporsi in modo cumulativo, causando stress. In questo caso, la classica “goccia che fa traboccare il vaso” può essere rappresentata da un fattore in sé banale, ad esempio l’esposizione costante alla musica ed alle voci, ma che si viene a sommare ad un carico ambientale già preesistente, degenerando in situazioni stressanti.

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About Author

Sono nata a Roma il 15/11/1992 e ho conseguito la Laurea Triennale presso l’Università Pontificia Salesiana alla Facoltà di Scienze dell’Educazione, curriculo di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione e, conseguentemente, la Laurea Magistrale in Psicologia Clinica e di Comunità presso la stessa Università, dove lavoro anche come assistente. Nel corso degli anni universitari ho avuto modo di partecipare a numerosi laboratori esperienziali, ma anche seminari e convegni riguardanti molteplici tematiche (psicologia dell’emergenza e psicotraumatologia, psicologia delle dipendenze, corsi di rilassamento, ecc). Attualmente sono una tirocinante presso l’ISP, dove sto partecipando a diverse iniziative, tra cui la stesura di un e-book. L’obiettivo lavorativo che intendo raggiungere è quello di abilitarmi alla professione di psicologo e successivamente intraprendere la scuola per diventare psicoterapeuta.

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