La psicologia dell’architettura si sviluppa all’interno del vasto ambito della psicologia ambientale e giunge negli anni anche in Europa. I primi studi approfondiscono il ruolo della ristrutturazione degli ambienti sul comportamento dei pazienti di un ospedale psichiatrico. Poco alla volta, l’attenzione si sposta anche agli spazi lavorativi e residenziali. La psicologia dell’architettura fornisce le basi scientifiche al rapporto tra le caratteristiche dell’ambiente e le risposte emotive delle persone.

Neuroscienze: gli effetti dell’ambiente sul cervello

I recenti studi neuroscientifici hanno permesso di dimostrare che un utilizzo adeguato dello spazio permette di arricchire le analisi della ricerca architettonica. Gli USA sono molto avanti nella ricerca neuro-architettonica. Presso l’Accademia delle Neuroscienze per l’Architettura di San Diego, si studiano le reazioni del Sistema Nervoso all’ambiente. Questi studi permettono di comprendere in modo approfondito come l’ambiente costruito possa influenzare la salute e il benessere delle persone e anche come le persone riescano ad espletare le proprie funzioni vitali e professionali nei vari ambienti in cui vivono e quali stati d’animo in questi ambienti si producano.

Attraverso le tecnologie di visualizzazione cerebrale si è anche dimostrato che le emozioni sono frutto di stati somatici, elettrici e chimici. Gli studi che fanno capo al neurobiologo A.D. “Budd” Craig hanno evidenziato l’attivazione della corteccia insulare destra in situazioni o ambienti stimolanti e della corteccia insulare sinistra in situazioni tranquille.

Gli ambienti quindi possono incoraggiare l’attività parasimpatica (e indurre il rilassamento) oppure quella simpatica (e aumentare il consumo di energia). Sembra quindi importante che nelle attività di progettazione venga selezionata la tipologia di ambiente in base agli effetti che può produrre, riposanti o stimolanti. Non si può sottovalutare la componente emotiva suscitata dall’ambiente costruito. La psicologia dell’architettura, attraverso un’analisi multidisciplinare approfondita, punta ad avvicinare due figure che potrebbero lavorare in sinergia per promuovere il benessere in diversi contesti: lo psicologo e il progettista. Insomma, in definitiva, esisterebbe una connessione tra l’architettura e lo stato psicologico.

E la qualità della vita?

Rispetto al concetto di qualità della vita in connessione con l’ambiente in cui viviamo è possibile dire che si stia bene o meno non solo fisicamente, ma anche psichicamente. È abbastanza lampante quando pensiamo ad esempio alla ampie cattedrali gotiche, dove la navata centrale, la spinta verso l’alto degli archi rampanti, le finestre colorate rendono l’ambiente ascetico e spirituale. Un altro esempio è Disneyland, creato considerando alcuni aspetti psicologici come lo di spaesamento dovuto alla mancanza di riferimenti precisi, per creare effetti sorprendenti e divertenti. Marc Augée – antropologo dell’EHESS di Parigi – descrive Disneyland come il perfetto emblema di ‘non-luogo’, dove avviene la trasformazione della realtà in finzione: «Disneyland è il mondo di oggi, in quello che ha di peggiore e di migliore: l’esperienza del vuoto». Un altro esempio è la Kingsdale School di Londra: ridisegnata con l’aiuto di psicologi per favorire l’attenzione, la creatività e la coesione sociale.

Alcuni studi dimostrano come, ad esempio, una finestra in una camera d’ospedale, che apre su un paesaggio naturale, aiuti i processi di guarigione. Anche l’uso e la scelta dei colori, soprattutto in una situazione di ricovero, possono contribuire al miglioramento dell’umore, canalizzando le energie verso la creatività e l’ottimismo e distraendo dalla sofferenza e dalla malattia. L’intervento del colore, stimolando il punto di vista sensoriale, contribuisce al mantenimento dell’equilibrio psicofisico e influisce, se ben pensato, al processo di guarigione. Pensandoci bene, la fusione dei saperi architettonico e neuro-scientifico può essere utilmente applicata al campo della salute mentale. Franco Rotelli, psichiatra e collaboratore di Basaglia, ha lavorato in questa direzione. Nella sua opera di de-istituzionalizzazione la ristrutturazione degli spazi socio-sanitari rende l’idea della necessità di trasformare i luoghi di restrizione in realtà abitative più a misura d’uomo per i pazienti psichiatrici. Rotelli ha operato sulla vivibilità degli spazi di cura dedicati ai pazienti, rendendoli aperti alla città, al sociale.

Conclusioni

Per una maggiore adeguatezza degli spazi della salute (mentale e non) è necessario l’impegno di architetti e designer. Gli Stati Uniti d’ America sono probabilmente il paese in cui la ricerca neuro-architettonica è ad un livello più avanzato, vantando un prestigioso organo di ricerca, l’ANFA (Accademia delle Neuroscienze per l’Architettura) di San Diego, la cui missione è di studiare le reazioni del sistema nervoso con l’ambiente costruito. Si stanno promuovendo ricerche multidisciplinari per capire come la progettazione degli ambienti possa agire sulla mente. Esiste poi l’EDAC (Evidence-based design), un programma di certificazione statunitense con una ricca banca dati sugli effetti oggettivi dell’ambiente architettonico rispetto al nostro stato di salute. L’architetto David Allison, che dirige il programma di architettura e salute alla Clemson University spiega: «Le recenti scoperte nel campo delle neuroscienze possono aiutarci a comprendere ancora meglio in che modo l’ambiente costruito influenza la nostra salute e il benessere, ma anche come ci muoviamo e ragioniamo nei vari ambienti di vita e lavoro e come ci sentiamo in essi».

Sitografia

Architettura e neuroscienze: un bel posto è un buon posto?

Psicologia dell’architettura, ovvero progettare l’ambiente per il benessere

Share.

About Author

Sono nata a Roma il 20/03/1992 e ho conseguito la Laurea Magistrale in Neuroscienze Cognitive e Riabilitazione Psicologica presso l’Università La Sapienza di Roma. Sono una Neuropsicologa, esperta in Dipendenze e Disturbi dell’Apprendimento.

Leave A Reply