Fra luci e monitor nei centri commerciali

Lo squilibrio tra ambiente e capacità di risposta umana viene definito come “stress” (Evans, Cohen, 2004). Si è studiato e verificato che lo stress ambientale ha un forte legame con la malattia tanto da notare molto spesso se non sempre, alterazioni del sistema immunitario, problemi di natura cardiovascolare e stati infiammatori.

Secondo altre ricerche lo stress ambientale è anche causa di problemi psicologici e deterioramento della salute mentale (Hammen, 2005) (http://www.psicologiadellavoro.org/?q=content/stress-origini-e-sindrome-generale-di-adattamento).

Nell’articolo precedente ci siamo occupati di come il rumore, specie quello della musica ad elevato volume e del brusio delle voci, possa incrementare i livelli di stress percepito da chi lavora in un centro commerciale.

Purtroppo i fattori di stress ambientale sono quasi sempre cronici poiché gli individui non hanno la capacità di evitarli o limitate possibilità di farli cessare. Proviamo ad immaginare l’esposizione giornaliera all’illuminazione artificiale a cui un lavoratore di un centro commerciale è sottoposto ogni giorno.

La vista e l’illuminazione

La luce naturale costituisce la sorgente luminosa di riferimento all’origine di ogni forma di vita; è indispensabile sia per la crescita e lo sviluppo armonioso del bambino, sia per l’equilibrio psicofisiologico dell’adulto.

Per garantire al corpo la giusta dose di luce solare, è importante passare almeno un’ora al giorno all’aperto; la luce solare, infatti, è più forte e più luminosa rispetto a qualsiasi fonte di luce artificiale (Blum, Naylor, 2004; Heerwagen, 2004).

In un articolo pubblicato da Lisa Heschong nel 2002 sull’ASHRAE Journal, è trattata l’importanza dell’illuminazione naturale proveniente dall’esterno anche all’interno di scuole e ambienti lavorativi. Aumentando l’illuminazione proveniente dall’esterno si sono notati una riduzione dell’assenteismo al lavoro, un incremento delle vendite e una salute migliore degli studenti (www.ashrae.org/File%20Library/docLib/eNewsletters/HESCHONG-0602–feature.pdf).

È stato dimostrato che per lavorare, solitamente, le persone preferiscono la luce naturale e la vicinanza alle finestre rispetto a qualsiasi altra forma d’illuminazione artificiale. Questo per diversi motivi: comfort a livello psicologico, aspetto dell’ufficio o del luogo di lavoro, salute generale, performance lavorative e, a livello visivo, resa cromatica di persone e arredi.

L’adeguatezza dell’illuminazione negli ambienti di lavoro o di studio influenza, pertanto, gli stessi, modificando le prestazioni visive di chi ne fa uso. L’impressione visiva di un ambiente è influenzata dall’aspetto delle superfici degli oggetti visivi principali (compito visivo, arredi, persone), del suo interno (pareti, soffitti, pavimenti, arredi) e delle sorgenti di luce (finestre, lampade).

La quantità di luce influenza notevolmente la percezione visiva; la visione può essere resa difficoltosa da un difetto di illuminazione, come anche da un eccesso, perché possono insorgere fenomeni collaterali che disturbano e la alterano, come ad esempio l’abbagliamento.

È quanto può succedere all’interno dei negozi dei centri commerciali, dove l’illuminazione risulta essere esclusivamente di tipo artificiale, data l’assenza, nella maggior parte dei casi, di finestre o fonti di luce naturale; pertanto, i lavoratori sono giornalmente esposti ai rischi derivanti dall’uso esclusivo di luci di lampade a led o neon.

Oltre a ciò, sempre più spesso è possibile notare come all’interno dei negozi stessi, siano presenti dei monitor di grandi dimensioni utilizzati per sponsorizzare il brand del negozio. Il monitor sottopone gli occhi ad un carico di lavoro molto impegnativo che potrebbe far comparire, più o meno precocemente, disturbi di affaticamento visivo, ma anche cefalee e sensazione di stordimento, a seguito di un’esposizione prolungata a tali stimoli visivi invasivi (http://www.puntosicuro.info/documenti/documenti/140605_ircss_linee_guida_prevenzione_vista.pdf).

Conclusioni

La struttura ed i fattori interni all’ambiente di lavoro potenzialmente rischiosi, come i rumori o l’illuminazione, possono influire sulla salute e sul benessere tanto all’interno, quanto all’esterno del contesto lavorativo, incrementando i livelli di stress percepito.

È opportuno, pertanto, ricordare che gli interventi per migliorare le condizioni di lavoro, se non correttamente gestiti o se attuati in modo incompleto, possono contribuire ad intensificare lo stress, anziché ridurlo.

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About Author

Sono nata a Roma il 15/11/1992 e ho conseguito la Laurea Triennale presso l’Università Pontificia Salesiana alla Facoltà di Scienze dell’Educazione, curriculo di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione e, conseguentemente, la Laurea Magistrale in Psicologia Clinica e di Comunità presso la stessa Università, dove lavoro anche come assistente. Nel corso degli anni universitari ho avuto modo di partecipare a numerosi laboratori esperienziali, ma anche seminari e convegni riguardanti molteplici tematiche (psicologia dell’emergenza e psicotraumatologia, psicologia delle dipendenze, corsi di rilassamento, ecc). Attualmente sono una tirocinante presso l’ISP, dove sto partecipando a diverse iniziative, tra cui la stesura di un e-book. L’obiettivo lavorativo che intendo raggiungere è quello di abilitarmi alla professione di psicologo e successivamente intraprendere la scuola per diventare psicoterapeuta.

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