Jolly Rosso è il nome associato ad uno dei casi più misteriosi delle cronache italiane, che non riguarda solo lo smaltimento illecito di rifiuti radioattivi, quanto qualcosa di più nascosto e forse più spaventoso.

Tra inchieste, morti e confessioni

Stando ai racconti e alle testimonianze, la nave Jolly Rosso, a causa di un malfunzionamento dello scafo, si arenò sulla spiaggia di Amantea, in Calabria, il giorno 14 dicembre 1990. Quattro anni dopo il capitano Natale De Grazia si occupò di questo evento, dal momento che era già impegnato nell’inchiesta sulle “navi a perdere”, ovvero vecchie carrette di mare utilizzate per lo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi.

Il capitano, morì tuttavia poco dopo a causa di un avvelenamento, mentre si stava recando a La Spezia, porto nel quale doveva fare una serie di approfondimenti, incontrando anche alcune fonti “riservate”, e, pertanto, non poté mai concludere l’inchiesta (http://espresso.repubblica.it/attualita/cronaca/2013/05/08/news/jolly-una-storia-con-tante-ombre-1.54014).

Delle indagini si occupò la Procura di Paola (Cosenza), che decise il rinvio a giudizio della società di Ignazio Messina, proprietaria della ex Jolly Rosso, e della Mo.Smo.De sas che si era occupata della demolizione della nave. La sentenza è arrivata nel marzo 2007: è stato accertato che la nave trasportò rifiuti radioattivi provenienti dal Libano e che, pur considerato l’altissimo rischio ambientale, tali rifiuti furono ugualmente smaltiti in Italia. Queste informazioni furono ricavate anche da alcune testimonianze di un pentito, che confermò l’utilizzo delle “navi a perdere” per lo smaltimento dei rifiuti tossici, in accordo con la criminalità organizzata.

Pur avendo individuato le discariche abusive di Grassullo (Amantea) e Foresta (Serra d’Aiello), dove si presume sia stato interrato il carico di rifiuti trasportato dalla motonave Rosso, l’inchiesta giudiziaria approda solo al capo di imputazione di abbandono di rifiuti in suolo pubblico e occupazione abusiva di suolo demaniale (http://www.terrelibere.org/3710-jolly-rosso-navi-dei-veleni-e-traffico-di-rifiuti/).

Un vero disastro ambientale e umano

Sebbene sia stato accertato che non via sia un inquinamento delle acque e del suolo e, essendo quel territorio privo di fabbriche inquinanti, come è possibile che a partire da quell’incidente siano aumentate le morti per tumore e leucemia?

Nel 2010, il procuratore Paolo Giordano, di fronte all’aumento dei tassi di mortalità a causa di tumori nella zona, ordina di eseguire carotaggi sul fondo del fiume Oliva, nei territori dei comuni di Amantea, San Pietro in Amantea e Serra d’Aiello: centomila metri cubi di fanghi industriali, del cesio 137, e poi del berillio, del cobalto, del rame, ma anche dello stagno, del mercurio, dello zinco, del manganese e del vanadio. Se a questo aggiungiamo che un funzionario dell’ex genio civile, ha ammesso di avere visto un fusto nel fiume Oliva, è evidente perché si presume ci sia un nesso tra il ritrovamento dei rifiuti e la Jolly Rosso; e più in generale, che esista un legame tra le sostanze tossiche e i traffici marittimi.

Il Dottor De Matteis, che opera nei paesi di Paola e Amantea, ha condotto diverse ricerche ed ha stimato che su 12.590 pazienti, a Paola, la percentuale di giovani ammalati di tumore è quattro volte superiore alla media nazionale.

L’assessore al turismo del Comune di Paola, Franco Perrotta, ha fatto sapere di non condividere i dati medici della ricerca, tanto che secondo lui, non esisterebbe un allarme tumori. Dei nove medici di base, otto hanno partecipato alla ricerca. «Solo uno non è riuscito a lavorare con noi – spiega De Matteis – non perché fosse in disaccordo ma perché ancora troppo addolorato dalla morte del suo giovane figlio, per tumore» (http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/cronaca/nave-veleni/statistiche-tumori/statistiche-tumori.html).

Conclusione

«La vicenda dell’inquinamento della Valle dell’Oliva – scrive nella propria relazione il comitato – rappresenta un esempio di come, nei casi di inquinamento appurati, sia necessario trovare gli strumenti più efficaci per ottenere in tempi rapidi la bonifica dei luoghi. A tal proposito da parte delle istituzioni europee è indispensabile migliorare la direttiva sulla responsabilità ambientale al fine di garantire il ripristino dei luoghi inquinati tempestivamente». (http://www.comitatodegrazia.org/)

In conclusione, per fronteggiare gli effetti devastanti che tali rifiuti tossici potrebbero continuare a causare sulla salute di persone e ambiente e per prevenire altri illeciti che espongano a tale rischio le nostre vite, è necessario un coinvolgimento univoco che veda in prima linea le forze politiche, i magistrati ed i mezzi di informazione. Ma forse ancor prima è necessaria la volontà di fare chiarezza.

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Sono nata a Roma il 15/11/1992 e ho conseguito la Laurea Triennale presso l’Università Pontificia Salesiana alla Facoltà di Scienze dell’Educazione, curriculo di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione e, conseguentemente, la Laurea Magistrale in Psicologia Clinica e di Comunità presso la stessa Università, dove lavoro anche come assistente. Nel corso degli anni universitari ho avuto modo di partecipare a numerosi laboratori esperienziali, ma anche seminari e convegni riguardanti molteplici tematiche (psicologia dell’emergenza e psicotraumatologia, psicologia delle dipendenze, corsi di rilassamento, ecc). Attualmente sono una tirocinante presso l’ISP, dove sto partecipando a diverse iniziative, tra cui la stesura di un e-book. L’obiettivo lavorativo che intendo raggiungere è quello di abilitarmi alla professione di psicologo e successivamente intraprendere la scuola per diventare psicoterapeuta.

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